Ada Lonbardi

IL DNA O LA JOIE DE VIVRE
“L'acido desossiribonucleico o deossiribonucleico (in sigla DNA,  
dall'inglese DeoxyriboNucleic Acid; meno comunemente, in italiano, anche ADN [1][2][3] ) è un acido nucleico che contiene le  informazioni genetiche necessarie
alla biosintesi di RNA e proteine, molecole indispensabili per lo sviluppo ed il
corretto funzionamento della maggior parte degli organismi viventi. [4]


Dal punto di vista chimico, il DNA è un polimero organico costituito
da monomeri chiamati nucleotidi (desossiribonucleotidi o deossiribonucleotidi).
Tutti i nucleotidi sono costituiti da tre componenti fondamentali: un gruppo fosfato, il desossiribosio (o deossiribosio) (zucchero pentoso) e una base azotata che si lega al desossiribosio con legame N-glicosidico. Le basi azotate che possono essere utilizzate nella formazione dei nucleotidi da incorporare nella molecola di DNA sono quattro: adenina, guanina, citosina e timina mentre nell'RNA, al posto della timina, è presente l'uracile. Il DNA può essere più correttamente definito come una doppia catena polinucleotidica (A, T, C, G), antiparallela, orientata, complementare, spiralizzata, informazionale.”


Così recita Wikipedia, la nostra enciclopedia onnipresente alla voce DNA. La cosa
interessante è quando si afferma che il DNA in sostanza è un polimero, ovvero unità uguali e diverse ripetute, cioè materia plasmabile. Un’altra cosa interessante è che a possederla sono solo gli esseri viventi, ovvero il mondo animale e il mondo vegetale. Il mondo inorganico ne è escluso, non la possiede.

Il nostro pianeta sembrerebbe un grande quadro dove i protagonisti sono i possessori di DNA e lo sfondo è il paesaggio inorganico, ovvero ciò che non possiede DNA. Forse l’arte è l’unica cosa che in effetti li unisca e li tenga insieme. Come nella Joie de vivre, di Matisse dove gli esseri umani danzano su uno sfondo che declina. Ma c’è un’altra Joie de vivre, quella di Picasso del 1946, dove è il mare a portar via gli esseri viventi, animali e umani in una spirale musicale. 

 

L’uomo attraverso l’arte ripara a questa ineguaglianza commessa dalla natura e riunifica ciò che la natura ha diviso: l’inorganico e l’organico. L’arte in questo sentiero e percorso porta per mano l’uomo e lo aiuta a camminare su questo pianeta, lo aiuta a comprendere e amare quei paesaggi in cui la vita parrebbe assente, le pietre amate, i cristalli e la neve, i ghiacci e tutte le meraviglie in cui il DNA è assente, lo aiuta a stupirsi e a goderne delle bellezze e a impaurirsi degli abissi inorganici.


Soprattutto nell’arte contemporanea gli artisti con pietre, ossidi, plastiche, acidi,
strumenti tecnologici e digitali cantano la vita e la sua perdita in una danza infinita.


La stessa musica non possiede il DNA, ma così come l’arte visiva osserva la vita la
descrive e la incanta.

Proprio con la fusione dell’astratto e del figurativo l’arte contemporanea riesce a
unificare magistralmente un pianeta diviso; le opere dei giovani artisti in questo
sentiero che si insinua nella città di Amelia toccano, fuggono, si siedono e
accelerano i momenti importanti, quelli di riflessione e di pausa, di angoscia e di
gioia pura nell’immersione e nella perdita della vita. Così come nelle opere di
Matisse e di Picasso.


Ma siamo in un momento della storia in cui ciò che è privo di DNA sembrerebbe
dominare, sembrerebbe riuscire persino nell’intento di ricreare un mondo, simile a quello organico ma fatto di cristalli di acidi e dodecaedri. Più che simile direi uguale al suo simulacro e addirittura più veritiero, più emozionante del suo prototipo reale. Forse siamo vicini a scoprire che ciò e chi possiede il DNA è un semplice giocattolo costruito dal mondo inorganico. Forse l’arte era già a conoscenza di questo aspetto del mondo, già nel Medioevo ad esempio affrescava la vita e la morte affiancati, come nell’Oratorio dei Disciplini di San Bernardino a Bergamo, dove però la morte regna incoronata e regina e dirige dei musici che fanno danzare i polimeri vivi e gli  scheletri inorganici, untiti e abbracciati in una farandola dove i vivi escono di scena con leggerezza e a passo di danza.

Sito internet: Luo Guixia

Grafica: Chen Kaimin, ZHong Xinjun, Yang Zhengjun

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